Dopo un bicchiere di vino e un discreto aperitivo nel bar dei chiostri di san barnaba (che fa anche ristorante nella stagione estiva, sembra che il programma sia aprire all’inizio di marzo, via san barnaba 48, t. 025466494) e che devo dire serve del buon vino ad un prezzo decisamente eccessivo (8 euro al calice!) nonostante si trovi in un posto veramente bellissimo, i chiostri sono indescrivibili, abbiamo partecipato al Festival della letteratura mitteleuropea sponsorizzato dalla Porsche (le strategie di marketing sono sempre antropologicamente divertenti).
Doctor Faustus ci ha appassionato: Alessandro Zaccuri è stato veramente bravo come del resto Stefania Martinelli e il duo jazz di Paolo Tomellieri. Ma cosa si può mangiare dopo due ore ad ascoltare brani del Doctor Faustus di Thomas Mann, nella meravigliosa sala degli affreschi dei chiostri dell’umanitaria? Specialmente se è giovedì e sono le undici e non ho prenotato da nessuna parte…
Giriamo un po’ in macchina e al tecnico viene la curiosità di visitare il Seven di viale Montenero (Viale Monte Nero, 29 – MILANO tel. 02.54.01.98.67, Cucina aperta dalle 19 alle 24, chiuso domenica)
Il team di se ti piace il genere può quasi definirsi un esperto di questa catena di ristoranti anche se solitamente andiamo a quello sulla Martesana, la Casa dei ciliegi. Ci siamo stati, in effetti, due settimane fa, ma non abbiamo scritto la recensione perché sarebbe stata veramente critica. Ci siamo dati il beneficio del dubbio perché era sabato sera, un grave errore da parte degli amanti del buon cibo!
Sabato significa una densità di popolazione degna dei grattacieli di Hong Kong, significa incontrare un numero imprecisato di giovani rampanti tirati fino al collo, orrendi stivali borchiati di balde ragazze che hanno trascorso il pomeriggio a farsi la piastra ai capelli per uscire con compagnie che prenotano per dodici e fanno un casino degno delle feste delle medie al Portaromana pizza. I camerieri poverini vengono sopraffatti e la carne che solitamente è buona è arrivata fredda ed era terribile. Ma questo era due settimane fa e fortunatamente ieri era giovedì.
Siamo entrati scettici visto l’ultima esperienza ma ci ha accolto una situazione diversa, la popolazione era sempre dello stesso genere, rumore di fondo altissimo, ragazzetti venticinquenni con casco che urlano quanto guadagnano e se la tirano per la nuova vespa o l’ultimo esame alla Bocconi.
Ma il ragazzo che ci ha serviti (errore mio non avergli chiesto il nome) sa fare il suo lavoro veramente bene, caratteristica poco frequente in città e ci ha fatto finire la serata in bellezza.
Ci ha convinti con delicatezza a cambiare idea passando da una burrata e un carpaccio a mangiare una fiorentina di cavallo da un chilo e 300 grammi che ci ha promesso essere stupenda: aveva ragione, la carne era tenerissima, il vino che ci ha portato era perfetto per accompagnarla e mi ha anche fatto un cenno d’intesa quando ho dichiarato di non apprezzare i vini troppo di moda (dannato Nero d’Avola). Ci ha dato degli intenditori (vanità!) per il dolce e la grappa scelta e non ci ha fatto mai pressione quando siamo rimasti gli ultimi. La sensazione è stata che un giorno si aprirà un ristorante suo e saprà esattamente come farne un luogo di piacere.
Comunque il giudizio rimane in un certo senso sospeso, un ottimo per il Seven di Montenero, il beneficio del dubbio per la casa dei ciliegi, un insufficiente per la popolazione che frequenta questa catena, a meno che vi piaccia il genere.
scritto da: il critico

