That’s wine e la Torre Velasca

Io e Milano abbiamo fatto un patto, io non disturbo troppo lei e lei non infastidisce troppo me. Abbiamo deciso di non affrontare argomenti su cui siamo in disaccordo e non lasciare che le nostre diversità rovinino un rapporto già un po’ troppo combattuto. In onore di una pacifica convivenza io mi piego una volta all’anno al rito celebrativo della mia appartenenza a questa grande città, discutendo affabilmente con chi abita dentro le mura, ovviamente sorridendo a chi dieci anni fa ha studiato il greco antico e ancora dibatte le molteplici accezioni di logos, e celebrando la pratica quotidiana di interessarmi del lavoro altrui almeno entro i primi cinque minuti di conversazione in modo da dare al vero milanese la possibilità di raccontarmi i suoi ultimi successi.
In cambio Milano mi lascia in pace, permettendomi una vita tranquilla e lasciandomi placidamente illudere di vivere in una città senza una forte identità.
Ma Milano è sempre Milano e nonostante tutto alcuni luoghi ti raccontano la storia della realtà in cui vivi, ti ricordano il suo carattere con una pennellata sola in un attimo: il piacere della doccia fredda, rinvigorisce e ti fa sentire più forte.

Cosi ben due volte ho trascorso la serata in un localino molto accogliente e ben arredato in Piazza Velasca 5: l’enoteca That’s wine, (02.87393153, www.thatswine.com). È uno spazio piuttosto piccolo con qualche tavolino e tre sgabelli al bancone incredibilmente sempre liberi. I gestori sono molto gentili e preparano con dedizione una cena fredda ma molto curata. La tartare è la specialità della casa ed è in effetti freschissima e deliziosamente insaporita con mostarda e altri ingredienti segreti che la rendono imperdibile.

Il fatto di trovarsi proprio dentro la torre Velasca rende il tutto ancora più pittoresco specialmente se si vuole fare colpo su una giovin donzella di quelle sensibili agli ambienti molto chic della Milano bene. Se sei un po’ improbabile come me e te ne stai a sbirciare tra i tavoli invece che atteggiarti a rampollo benestante, ti accorgi che la popolazione non sta per nulla nella categoria vorrei-ma-non-posso, ma nella categoria posso-eccome e infatti parlo piano e non disturbo nessuno, e mentre te ne accorgi ti senti fortunato perché (per caso) sei vestito un po’ elegante, almeno se ti piace il genere.

scritto da: il critico

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